Io accado

Ci sono, in questi testi visitati da lampi di poesia e abitati da una quasi violenta volontà di dire, due movimenti. Uno è di voce monologante, sola, quasi dispersa e supplicante. L’altro è invece di parola dialogante, in relazione, movimentata da una scoperta di legame imprevisto e rivelatore. I due movimenti convivono, si ricorrono, si nutrono.

Nel presentarsi così, voce doppia per così dire, e nutrita di molti degli stilemi della poesia, compresi certi giochi di composizione e decomposizione dei termini, giochi che fanno intendere a chi abbia orecchio per la poesia che essa non è mai gioco linguistico ma tensione che anima il linguaggio, come ripeteva Ungaretti, ecco nel presentarsi così, la voce rivela un modo autentico del porsi poetico nel mondo. Mai individualistico e monologante nel chiuso orizzonte dell’io ma nemmeno mai distratto dall’ascolto del cuore profondo della propria esperienza. Nel testo appare centrale il senso della scoperta. (Davide Rondoni)